Le 7 stranezze degli astronomi

Ecco a voi le 7 cose che gli astronomi fanno "al contrario" rispetto a ciò che il senso comune direbbe.

Gli astronomi di difetti ne hanno davvero tanti: sono sempre con il naso all’insù e non guardano mai dove mettono i piedi, a volte sono anche miopi, hanno un carattere molto particolare e, le rare volte in cui si esprimono, sono sempre contro intuitivi!

1. Le unità di misura

Che la comunità scientifica abbia adottato il Sistema Internazionale per le misure è assodato ormai da secoli. Tranne che per gli astronomi!

Si sa, in astrofisica si ha a che fare con quantità enormi: pensate alle distanze che ci separano dai corpi celesti, o alla loro età, o al loro peso.

Ebbene, voi penserete che preferiscano usare unità più grandi dei metri o dei chilogrammi per diminuire qualche zero nei conti.

Invece vi sbagliate! Agli astronomi piace usare il sistema cgs (centimetro, grammo, secondo), giusto per complicarsi la vita.

2. La tavola periodica

La tavola periodica è quell’utilissimo strumento che ci mostra quali elementi esistono nel nostro pianeta e le loro proprietà, attualmente il numero di elementi nella tavola periodica è 118.
Secondo voi, quanti elementi ha la tavola periodica degli astronomi?

Avete risposto 3? Bravi!

La tavola periodica per gli astronomi ha solo 3 elementi. L'Elio, l'Idrogeno e tutto il resto è un unico grande gruppo: i Metalli.

Quali sono? Idrogeno, Elio e metalli (cioè tutto ciò che non è H o He).
Questo perché i primi due sono gli elementi più abbondanti nell’Universo!

3. Lo spettro elettromagnetico

La totalità o quasi delle informazioni che gli astronomi possiedono si trova nella radiazione elettromagnetica emessa dai corpi celesti che stanno studiando.

L’insieme di tutti i tipi di radiazione elettromagnetica prende il nome di spettro elettromagnetico, questo spettro viene suddiviso in bande, a seconda della loro energia. Non fatevi spaventare dal termine “radiazione”, tutti noi ci abbiamo a che fare ogni giorno, ma i nostri occhi sono in grado di rilevarne solo una piccola parte, quella che noi chiamiamo banda del visibile.

A seconda della banda energetica che stanno osservando, gli astronomi tendono a guardare da diversi punti di vista la radiazione.

 

Rappresentazione dello spettro elettromagnetico

 

In particolare:

  • le onde radio si misurano utilizzando la loro frequenza in Hertz;
  • nell’ottico si usa invece la lunghezza d’onda in Ångström;
  • nei raggi X e gamma si parla di energia in elettronVolt.

Giusto per rendere ancora più difficile il modo di comunicare tra loro.

4. Il diagramma HR

Ejnar Hertzsprung e Henry Norris Russell nel 1910 hanno creato un diagramma che caratterizza le stelle in funzione della loro temperatura e della loro luminosità.

Ora, normalmente siamo abituati a vedere che le grandezze in un diagramma vanno da sinistra verso destra nell’asse x e dal basso verso l’alto sulla y.
Qui, al contrario, la temperatura decresce verso destra e quindi le stelle più a sinistra sono in realtà le più calde!

 

Diagramma HR. ESO

 

5. Le magnitudini

Il diagramma sopra citato è anche detto “diagramma colore-magnitudine”. Cosa è questa magnitudine? Sostanzialmente una misura della luminosità degli astri.

Vi chiederete “cosa ha di controintuitivo?”. Tanto per cambiare, più è alto il valore della magnitudine meno l’oggetto è luminoso!

Questo metodo è di origine ellenistica, ci dimostra che gli astronomi non sono intuitivi da millenni!

Scala delle magnitudini

6. La classificazione spettrale delle stelle

Oh Be A Fine Girl, Kiss Me Right Now, Smack.

Questa frase è utilizzata dagli astronomi per ricordare l’ordine con cui le stelle sono classificate in base alla loro temperatura. Le stelle di tipo O sono le più calde, poi ci sono le B, seguono A, F, G (come il nostro Sole), K, M e poi seguono le R, N, S.

Perché si sono ridotti ad inventare filastrocche per memorizzare le classi delle stelle piuttosto che classificarle in ordine alfabetico?

La realtà è che Padre Angelo Maria Secchi, uno dei più importanti astronomi della storia, lo aveva fatto classificando con “A, B, C, D” le stelle che riusciva ad osservare in base all’intensità delle righe di idrogeno che presentavano i vari spettri.

Seguì la classificazione di Harvard che mantenne, come tributo a Secchi, le lettere utilizzate ma in ordine “sparso”.

7. La sequenza di Hubble

Tra il 1926 e il 1936, Edwin Hubble classificò per forma le galassie che osservava al telescopio: le galassie di tipo ellittico erano chiamate early, perché supponeva si fossero formate per prime, e quelle a spirale late, cioè formatesi per ultime.

Sequenza di Hubble. Credits: NASA, ESA, M. Kornmesser

Ancora oggi utilizziamo questa classificazione pur sapendo che le teorie attuali sull’evoluzione delle galassie sostengono che le galassie ellittiche sono in realtà galassie vecchie, avendo già esaurito il gas che avevano a disposizione, mentre le spirali sono quelle giovani.

E adesso, anche voi pensate che gli astronomi siano persone strane?

Scritto da

Denise Trupia

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